BRINDISI | Fallimenti e concordati “pilotati”, maxi inchiesta della procura: 19 indagati

Bancarotta, falsità ideologica e corruzione: accuse pesanti, pesantissime e, come sempre, tutte da dimostrare, a carico, a vario titolo, di 19 indagati dalla Procura di Brindisi nell’ambito di una maxi inchiesta capace di scuotere le fondamenta stesse del settore tributario della Provincia. Tra gli indagati, commercialisti, imprenditori, funzionari pubblici, un giudice tributario: tanti nomi noti della società messapica, con ruoli chiave nei diversi ambiti e settori professionali. Tutto parte dall’incendio della Taf pneumatici di Ceglie Messapica, avvenuto nel 2011, e, soprattutto, dalla conseguente procedura di concordato. Da lì, si è partiti per puntare la lente sull’intero settore fallimentare e, quindi, sui presunti magheggi postulati dal pubblico ministero Raffaele Casto, titolare del fascicolo. Al centro dell’inchiesta, le tecniche operate da alcuni professionisti al fine di sistemare le carte di imprenditori in difficoltà. Sotto la lente di ingrandimento della Procura, il particolare e contestato modus operandi. Secondo la tesi dell’accusa, i professionisti, avvocati e commercialisti attivi nel settore, facevano da “mediatori” millantando, resta da vedere se vera o meno, rapporti di amicizia con alcuni giudici, al fine di favorire gli esiti delle sentenze.

Insomma, si tratterebbe di un circuito ampio e complesso di presunte connivenze, corruzioni e concussioni che riguarderebbero anche dei pubblici ufficiali. Si parla di funzionari dell'Agenzia delle entrate e persino di un militare della Guardia di Finanza. Negli avvisi di garanzia, con contestuale decreto di perquisizione avvenuta lo scorso 4 luglio nello studio di un noto commercialista di Oria, si fa riferimento a fatti e circostanze specifiche e su cui, in questa fase di indagini preliminari, è inutile soffermarsi. L’inchiesta è ancora lontana dalla sua conclusione e tutti, per ora, restano con le bocche ben cucite.

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