LECCE | TRUFFA CON I FONTI ANTIRACKET? PARTE IL PROCESSO

C’è una storia da difendere, quella degli sportelli antiracket. L’obiettivo del processo, oltre a condannare chi ha messo in piedi un presunto giro di fatture per lavori mai effettuati, chi ha compiuto viaggi e trasferte fittizi, acquisti di beni e servizi solo sulla carta, è quello di tutelare l’immagine e l’onore delle associazioni che sono affianco dei cittadini vittime di estorsioni. Chi ha sbagliato deve pagare e chi è vittima di usura deve continuare a fidarsi fidarsi delle associazioni nate a loro servizio. L’inchiesta sullo sportello leccese culminò a metà maggio con gli arresti di Maria Antonietta Gualtieri, presidente dell’Associazione Antiracket e Usura di Lecce; Pasquale Gorgoni, funzionario dell’Ufficio Patrimonio del Comune di Lecce; Giueppe Naccarelli, funzionario dell’Ufficio Ragioneria e di Serena Politi, collaboratrice della Gualtieri. Le misure restrittive fecero tremare Palazzo Carafa perché coinvolsero anche l’assessore al bilancio Attilio Monosi che gareggiò comunque alle comunali di giugno ottenendo 800 voti ma sottoposto alla misura interdittiva di un anno dall’esercizio di pubbliche funzioni. Secondo le indagini, la Gualtiero avrebbe avuto accesso ai finanziamenti erogati dal Ministero dell’Interno e destinati alla realizzazione di tre Sportelli Antiracket e Usura nei tre capoluoghi del Salento: Lecce, Brindisi e Taranto. Associazione e sportelli però mai stati accessibili. Per ottenere i finanziamenti sarebbero stati stipulati contratti di collaborazione con dipendenti fittizi e compiacenti professionisti, emettendo false buste paga e ricevendo fatturazioni per prestazioni professionali inesistenti. Guardate questa immagine: un dipendente fantasma restituisce l’intera somma erogata in busta paga. Eccolo dunque lo scandalo. C’è dell’altro: illecita percezione di finanziamenti per opere infrastrutturali e acquisto di arredi per le sedi di Lecce e Brindisi. In campo vi sono 35 imputati finiti a processo con 27 avvocati pronti a discolparli, dall’altra parte la regione puglia e le associazioni antiracket che rivendicano la bontà dell’operato delle associazioni sperando che, in un territorio sempre più martoriato da atti intimidatorio, i cittadini possono tornare a chiedere aiuto.

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