PORTO CESAREO (LE) | “SE NON TI FAI PICCHIARE, TI UCCIDIAMO”, ARRESTATI IN 3 PER TORTURA

Sono gravissimi i reati contestati ai tre presunti aggressori del 33enne operaio di Porto Cesareo, rimasto vittima la scorsa settimana di un feroce pestaggio in una zona isolata del comune rivierasco. Il giovane fu picchiato selvaggiamente e poi abbandonato nudo in aperta campagna. Gli aggressori si sarebbero accaniti con furia cieca perché sospettati dal giovane di essere gli autori del furto dell’auto della madre. Nei confronti dei tre arrestati gli inquirenti ipotizzano finanche il reato di tortura, un reato introdotto nell’ordinamento italiano soltanto lo scorso mese di luglio. La notte scorsa i carabinieri della Compagnia di Campi Salentina hanno tratto in arresto Lorenzo Cagnazzo, 27enne di Porto Cesareo, Kevin Soffiatti, di 19 anni, originario di Foggia ma residente a Porto Cesareo e di Maikol Pagliara, 27enne di Arnesano. Sono finiti in manette con le accuse di tortura, lesioni personali e sequestro di persona. Le indagini erano partite nella tarda serata di mercoledì della scorsa settimana dopo che il 33enne si era presentato presso il pronto soccorso dell’ospedale "San Giuseppe" di Copertino con traumi così gravi, in particolare al costato sinistro, tanto da indurre i sanitari a disporne il trasferimento d’urgenza al Vito Fazzi di Lecce. Il giovane cesarino fu poi ricoverato in Rianimazione. Fin da subito riferì dapprima ai medici e poi agli investigatori di essere rimasto vittima di un aggressione perpetrata nei suoi confronti con inaudita violenza da parte di tre soggetti nei pressi di una casa in costruzione alla periferia di Porto Cesareo. L’attività investigativa condotta dai militari della Compagnia di Campi Salentina insieme ai colleghi di Copertino e Porto Cesareo ha consentito di appurare che la vittima cadde in una vera e propria imboscata. Il 33enne operaio cesarino fu prelevato con un pretesto da un bar di Porto Cesareo da due degli arrestati e condotto su una Bmw in aperta campagna, nei pressi di un’abitazione in costruzione dove scattò il violento pestaggio. Una volta entrato nello stabile fu colpito a sorpresa da Cagnazzo, che lo attendeva nascosto all’interno, quindi picchiato violentemente con calci e pugni, ma anche con dei bastoni. La vittima fu anche costretta a denudarsi e minacciato con una pistola puntatagli alla tempia impugnata da Pagliara. I tre inoltre, gli urinarono addosso e cercarono di affogarlo immergendogli la testa in una bacinella d’acqua. All’origine della brutale spedizione punitiva, come detto, il sospetto coltivato dal giovane che ci fossero proprio Cagnazzo, Soffiatti e Pagliara dietro al furto della macchina della madre. Una volta che la notizia si sarebbe sparsa in paese, i tre avrebbero deciso di dargli una lezione. Abbandonato in campagna in una pozza di sangue, il 33enne riuscì a contattare telefonicamente un amico per farsi aiutare e farsi accompagnare presso il pronto soccorso dell’ospedale di Copertino, dove i medici gli riscontrarono una ferita lacerocontusa alla testa, contusioni multiple e fratture alle dita della mano sinistra ed al costato, che gli provocarono la perforazione di un polmone.

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